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Prime intese fra gente onesta. Incontro con Giuseppe Prete

Prime intese fra gente onesta. Incontro con Giuseppe Prete.

Torino 4 Maggio 2017. Posso io definirmi onesto? I dieci comandamenti dicono «non desiderare la donna d’altri» e io l’ho desiderata; «non desiderare la roba d’altri», e io l’ho fatto; «ricordati di santificare le feste», e io non posso dire di essere un grande presente, né, però, un grande assente delle feste del Signore.

Atti impuri menomale che a volte capitano anche a me, nominare il nome di Dio invano ormai da tempo è quasi un atto quotidiano, avere altro Dio – un Dio “partner” – se ne hanno tanti, rubare ho rubato più accendini io agli amici che denaro il mio Stato. Insomma, posso dirmi un uomo onesto?
Credo che i mie peccati mi seguiranno tutta la vita e che continuerò ad alimentarli come ho sempre fatto. Tuttavia, quale è il valore aggiunto che uno come me può dare alla rinascita di una comunità?
Facendomi tale domanda ho voluto e potuto incontrare il Cav. Giuseppe Prete, Leader del Movimento Gente Onesta. Giuseppe Prete è un grande amante degli spaghetti aglio, olio e peperoncino come me, ama il suo cane Romeo come io amo la mia Laika e ha un passato non tanto dissimile dal mio. Cominciamo ad entrare in sintonia.
Egli è un ragazzino che si è formato sulla strada, ha vissuto i momenti di miseria, ha conosciuto lo sfruttamento delle capacità intellettuali dell’individuo essendone stato anch’egli vittima, ha cercato di “alzare la cresta” ribellandosi ai dogmi e alle imposizioni ma è stato schiacciato. Ogni volta che veniva schiacciato, sfruttato, vilipeso e umiliato a vario titolo, Giuseppe rialzava ancora di più la testa. «Non mi hai fatto male, ti ringrazio anzi per la tua cattiveria che mi renderà sempre più forte». E così il ragazzino è diventato uomo.
Un percorso storico, molto vicino al mio, che mi ha costretto – come capirete – a incontrarlo. Qualcuno direbbe Karma. Simone Caminada sono io, nasco in Salvador Bahia (Brasile), nelle favelas, e vengo adottato presto da una normale famiglia italiana. Seguo un tracciato pieno di quei peccati di cui sopra ma, anche, di insidie come quelle che han portato Giuseppe Prete a formare un gruppo di gente che vuole cambiare i destini della società, e lo vuole fare sempre al fianco di essa.
Lui, 56 anni, è un affermato dirigente nell’ambito bancario che odia la giacca e la cravatta e, se potesse, andrebbe ai tanti meeting in tuta. (me lo ha confessato).
Io, 33 anni, son passato dallo spettacolo e dalla moda per approdare, poi, nella cultura e nella politica, come esterno collaboratore di un deputato europeo e professore di filosofia. L’ho fatto tutto da autodidatta.
Io mi son sempre descritto come un comunista, lui ha militato nelle file della Democrazia Cristiana; io appoggio le recenti azioni di Nicolas Maduro in Venezuela, lui no; io sono un fervente chavista, lui lo vede come fumo negli occhi.
Politicamente distanti in merito ai macro temi internazionali, quel che ci accomuna è la passone per la nostra gente, per l’Italia e per gli italiani (italiani tutti, senza distinzione di religione, etnia, sesso etc…). Ma non solo, Giuseppe Prete ed io condividiamo l’amore per il Latino America e compartiamo il dolore dei barrios e delle favelas. Anche per quelli il nostro cuore pompa e pomperà sangue sempre più. Alla stessa maniera guardiamo all’Est dell’Europa e in ogni luogo dove, democrazie e dittature, hanno reso l’uomo un bene trascurabile e sfruttabile a piacimento dell’economia.
La prima domanda che mi sento dire, di solito, è «ma sei di destra o di sinistra dunque?». «Sono di Madonna di Campagna, una circoscrizione di Torino», questa è la risposta più plausibile che io possa dare.
Con questi presupposti, occupandomi in più modi, di filosofia, cultura, diritti delle minoranze, fasce deboli, precariato e sfruttamento a vario titolo, ho chiesto al Presidente di Movimento Gente Onesta se un’autodidatta potesse essere utile alla causa del Movimento. Mi ha detto sì.
Insieme a MGO porterò avanti delle istanze, che partono dall’ascolto delle mie circoscrizioni torinesi, condivisibili e condivise dalle fasce deboli che oggi rappresentano il maggior insuccesso dello Stato italiano. Nei prossimi giorni m’impegnerò a elaborare un concreto piano – prima di far politica e al di là della politica – perché alle giovani famiglie non machi più il latte per i bambini, perché la cultura vada in soccorso alla povertà, perché la povertà non sia un pretesto per mollare e cedere che un domani ci sia, perché essere poveri non deve più voler dire perdita di dignità.
Far riacquisire padronanza della propria mente, dignità individuale e collettiva, potere di poter sognare e combattere per un sogno, avere ideali umani da condividere e dar propri saranno i primi passi che muoverò all’interno del MGO.
Questa è la mia prima lettera ufficiale all’interno del Movimento e quindi, pur avendo collaborato attivamene con parlamentari e conoscendo un po’ del mondo attuale, ho bisogno che mi aiutate perché noi, partito, non siamo nulla senza di voi, popolo di gente onesta.
Un vivo ringraziamento prima di tuto a voi e, in seguito, al Cav. Giuseppe Prete.

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