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Una politica sana e pulita

Il Movimento Gente Onesta comincia le sue battaglie due anni fa per entrare nel cuore delle persone. Politica, sociale, istruzione, giustizia, sanità, cultura sono gli argomenti di spicco ampiamente dibattuti per intercettare e denunciare i problemi italiani. E’ forte il desiderio di influenzare le scelte del futuro per essere protagonisti di un reale cambiamento. Il Movimento Gente Onesta vuole recuperare la fiducia dei cittadini, eliminando la burocrazia e mettendo la politica al servizio della comunità. Con un solo obiettivo: rivoluzionare la politica del Paese. Gente Onesta si affaccia sulla scena politica italiana a piccoli passi. Il vero tesseramento comincia quest’anno dopo due anni di presentazione delle idee e degli obiettivi. Le persone avvicinate durante questo periodo sono più di 2.000 ma è un numero da confermare nel 2015. Le sedi dove discutere la linea politica sono state già scelte con le prossime aperture a Lecce, Milano, Roma. Per ora non sono previsti nuovi circoli sul territorio per un problema di costi. Con l’autofinanziamento si svolgeranno le convention in tutta Italia, tra alberghi e gazebo. Per il 2015 si sta organizzando un tour in tutta Italia che coinvolge molte località, da Cremona a Palermo. Per l’estero sono previste tre tappe in Argentina, senza tralasciare la Germania e la Polonia. Il Presidente, finanziatore del Movimento, nasce a Lecce il 18 settembre 1960. E’ sposato e ha due figli. Con una laurea in tasca in Economia Aziendale è dirigente presso un Istituto bancario nazionale. Coautore del libro Manager di Strada – Editore Tatà (2008), già Consigliere Confindustria di Genova, Direttivo Sezione Economia, nella sua vita professionale è stato docente di Marketing Assicurativo presso la Facoltà di Economia degli Intermediari Finanziari di Pinerolo (Università di Torino), già componente del Pension Forum (Fondi Pensione) alla Bocconi di Milano. La passione per la politica inizia e si consolida a Lecce nel 1986, quando diventa Segretario cittadino del Movimento Giovanile della Democrazia cristiana, mentre nel 1987 è Consigliere provinciale. Nel 1993 è Vicesegretario cittadino. Nel 1994, quando si sciolse la Democrazia cristiana, viene eletto segretario cittadino del Partito Popolare Italiano.

Questo incarico termina nel 1994. Con Giuseppe Prete, Presidente del Movimento Gente Onesta, cerchiamo di comprendere le innovazioni strategiche da realizzare con un’altra visione della politica completamente rivoluzionaria.

Quali sono gli obiettivi principali del Movimento Gente Onesta?

Il Movimento ritiene asse portante di ogni sua iniziativa, la scelta di ristabilire la centralità all’interno del sistema sociale dell’uomo, inteso come facente parte di un collettivo. Il Movimento Gente Onesta si batte affinché questa realtà possa avvenire, perché è nostro dovere fare qualcosa contro la corruzione, contro il malaffare, contro la politica che vuole annullare il cittadino e la persona, estirpandone qualunque barlume di speranza per il futuro. Il Movimento Gente Onesta vuole essere la rappresentazione di cosa voglia dire una politica sana e pulita, decisa a fare il bene del Paese.

L’Italia può cambiare la sua visione solo se stravolge la prospettiva. Cosa propone?

Con l’attuale sistema è innegabile che abbiamo la percentuale di imposizione fiscale più alta d’Europa. Se l’Italia continua a fare debiti non risolve il problema del mercato del lavoro, evitando di aiutare le imprese a far risollevare l’economia italiana, visibilmente ferma. Più si innalza il debito pubblico, maggiori sono le tasse che premono sui cittadini. E l’evasione? Questa si combatte con misure e normative ad hoc, ma occorre la volontà politica. Bisogna innovare l’attuale assetto istituzionale, indispensabile alla crescita di una nuova classe politica in collaborazione con i cittadini, affinché sia possibile la giusta e oculata ricerca di soluzioni che favoriscano il funzionamento del sistema Paese.

La burocrazia quando diventa un problema per la vita delle persone e delle imprese?

L’imprenditoria italiana ha bisogno di uno snellimento di tutto l’attuale sistema burocratico, inteso come processi e richiami alla burocrazia, spesso lunghi e deleteri, in rapporto soprattutto alle tempistiche richieste dall’Unione europea. Il primo punto da cui partire è quello che riguarda il fisco sulle imprese, perché è fondamentale una riforma per rilanciare l’Italia, altrimenti non sarà possibile alcun cambiamento. Nel frattempo salirà la perdita di aziende importanti, impegnate nei trasferimenti all’estero, mentre le piccole e medie imprese continueranno a chiudere i battenti. La politica ha un obbligo: intervenire subito su questa frattura interna, affinché sia possibile una ripresa. Italia ed Europa.

Quali sono i settori da rilanciare per essere competitivi come gli altri Stati?

Nel preciso momento è evidente la priorità verso lo sviluppo economico del Paese, rispetto ai rapporti europei. L’attuale situazione italiana impone un cambio di rotta, un allontanarsi da quel continuo sottostare alle pressioni che vengono dall’Europa. Abbiamo bisogno di ristabilire equilibri interni, proteggere le nostre esportazioni, attuare ove possibile una forma di protezionismo nei riguardi della nostra economia. Allo stato attuale siamo deboli e vulnerabili, come dimostra la borsa. Economia e lavoro devono essere i nostri obiettivi, non il permanere sotto ricatto di un’Europa che porge e toglie in base alle volontà finanziarie dei partner più forti. Il primo step è dato dalla condizione di autonomia che il Paese ha bisogno di ritrovare, affinché ponga l’Italia sotto gli occhi dell’Unione europea in una posizione più forte, per cominciare ad attrarre nuovi investimenti, tali da rafforzare nuovamente la nostra economia, riformulando il settore del turismo e dell’agricoltura secondo procedure di salvaguardia dell’ambiente.

Il Movimento Gente Onesta punta sui giovani e sul turismo. Quali azioni propone per un rilancio dell’occupazione e del turismo?

Abbassare l’Iva per le merci interamente prodotte in Italia è un buon volano per l’occupazione. Matteo Renzi ha ridotto le tasse alle grandi imprese con le misure sull’Irap e, per quanto concerne il lavoro, ha promesso tre anni di esenzione dei contributi per chi assume a tempo indeterminato, ma non ha promosso riduzioni per le piccole e medie imprese, sempre più abbandonate a loro stesse e costrette a chiudere. Molti economisti temono che senza una vera ripresa del mercato nessun imprenditore procederà alle assunzioni. I contratti a tutele crescenti non stanno portando migliorie effettive alla nostra attuale situazione. In Italia il vero problema è il rilancio dell’economia ma non si devono permettere i licenziamenti. Bisogna intervenire sulla Legge Monti/Fornero ma anche sulla Legge Maroni, per riscriverla a favore dell’occupazione. Il Governo dovrebbe avere come obiettivo la riforma del mercato del lavoro e della Previdenza, questo perché i due punti espressi sono direttamente collegati. Se manca questa riforma comune la situazione peggiora, incrementando i licenziamenti per mezzo del job act che avrebbe dovuto favorire le assunzioni. Si è deciso di tassare maggiormente la previdenza, i fondi pensione e il trattamento di fine rapporto. La politica deve capire che finché crea debito per pagare altro debito non favorisce l’occupazione, anzi la danneggia ulteriormente. Bisogna avere il coraggio di abbassare le imposizioni fiscali alle imprese, tornando a premiare il made in Italy all’estero. Ricordo che anche su questo siamo il Paese ultimo per competitività industriale. Abbiamo la fortuna di essere una delle nazioni più belle al mondo, abbracciati dal mare, con un turismo da sviluppare in modo serio ed efficace. Tutto ciò serve a riportare alla luce luoghi spesso inutilizzati e fatiscenti, potenziando la rete aerea verso località portuali e marine. Non abbiamo bisogno di un piano concreto di sviluppo per il Sud Italia.

Quali sono le responsabilità della politica?

Il conflitto d’interessi attraverso il quale passano molti problemi legati alla corruzione e all’evasione fiscale. Il Parlamento, che negli ultimi trent’anni è stato il teatro dei maggiori conflitti istituzionali. Silvio Berlusconi è il portabandiera del sistema corrotto della politica. L’evasione, dal mio punto di vista di esperto in campo economico, si combatte semplicemente con misure e normative ad hoc, con controlli informatici intensi non solo sui piccoli tagli ma estendendo tale vigilanza anche a quelli più importanti, fautori del vero disagio alla nostra economia (la Grecia dovrebbe insegnare in questo ambito), ma nessuno ha avuto la volontà politica di intervenire. Perché? Perché il potere delle lobby è fortemente radicato nel Parlamento. La Legge di Stabilità, presentata dal Governo, è basata sul deficit per circa 11 miliardi di euro (portando il rapporto debito/Pil dal 2,2% al 2,9%) e per tagli teorici di 15 miliardi di euro agli Enti locali. Occorre intervenire sul recupero dell’evasione fiscale, non ci sono alternative. Lo Stato non può procedere solo con tagli e riduzioni di gettito verso gli Enti locali, a loro volta costretti ad aumentare i tributi ai cittadini. Siamo in un circolo vizioso da cui non è possibile uscire, finendo col penalizzare i servizi sociali e, dunque, le categorie disagiate.

Nel Paese si diffondono con maggiore rapidità i movimenti costituiti tra cittadini. C’è una crisi delle ideologie?

Più che di crisi di ideologie siamo in un contesto in cui molto spesso l’attuale classe dirigente di questo Paese cerca, attraverso metodi moralmente scorretti, di preservare il potere che ha ormai radicato. Molti movimenti nascono per raggiungere questa base consolidata, dando il via a stretti giri di alleanze per conquistare in fretta seggi e poltrone e far scalare i rispettivi affiliati, ma è solo un sistema di scatole vuote, spesso contraddittorie e caratterizzate dall’invio di messaggi trasversali estremamente ingannatori. Nella peggiore delle ipotesi rappresentano semplicemente liste civetta create ad hoc da determinati politici. Non siamo dinanzi a un vuoto ideologico ma semmai a un vuoto di responsabilità dell’attuale politica nei riguardi del cittadino.

Nell’Italia del XXI secolo c’è la necessità di comunicare ai cittadini un nuovo modo di fare politica?

C’è semmai la necessità di invogliare gli italiani a fare politica, politica attiva, partecipi dello sviluppo e della crescita del proprio Paese. Nel nostro caso, siamo ispirati da ideali cristiani, laici ma soprattutto dai Diritti dell’Uomo. Nel nostro programma si può chiaramente leggere che non facciamo distinzioni di sesso, razza o nazionalità, perché al Movimento Gente Onesta interessa la persona in quanto tale, le sue origini sono parte integrante del suo bagaglio di esperienze. Per quanto riguarda l’immigrazione non siamo critici, siamo a favore degli interventi sulla revisione dei trattati internazionali, siamo propensi verso una risoluzione delle guerre, ma per attuare simili propositi occorrono strategie politiche serie e responsabili. Qui scopriamo il vero problema della politica Italiana: mancanza di politici seri, competenti e responsabili del proprio ruolo.

Le infrastrutture sono carenti in Italia ma è difficile realizzare un vero piano di investimenti perché si deve rispettare il patto di stabilità. Come pensa sia possibile realizzare le opere necessarie per rilanciare l’Italia?

Il problema italiano ricade soprattutto in termini di spreco: parliamo di opere mai concluse, realizzate in parte, oppure finite ma non utilizzate, in alcuni casi terminate ma mai messe in funzione. Affinché ci sia un piano di investimenti bisogna realizzare un piano di sviluppo, a cui si collegano liquidità e soprattutto normative fiscali che consentano di fare un programma serio, oculato sui cosiddetti tetti di spesa ma soprattutto di sviluppo. Pensando all’Irlanda, l’Italia dovrebbe avere il coraggio di applicare una tassazione alle imprese del 12,5%. Solo in questo modo si attirerebbero società dall’estero per agevolare la rinascita delle aziende italiane. Attualmente l’unica ricetta possibile è il risparmio fiscale per tutti: con una simile politica non correremmo i rischi di avere un’alta evasione fiscale come quella attuale, portando il cittadino a dichiarare tutto quanto lo riguardi.

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