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L’architetto Fuskas lancia una sfida ai romani: Roma deve avere luci e più verde. Ridisegniamola assieme

L’appello dell’architetto: “Da un punto che è vicino a San Pietro ma non è San Pietro parte verso l’alto un fascio di luce che poi a raggiera si diffonde in tutte le direzioni. E ogni raggio può essere lungo chilometri, scanditi da led che possono arrivare dovunque ci sia bisogno, sino a Ostia e a Fiumicino, e dall’altro lato sino a Tivoli e a Monterotondo. Invito i lettori a indicare il punto dal quale partire e a disegnare questi raggi di luce bianca. Così chiunque saprà che, seguendo la luce, troverà qualcuno che lo accoglierà”. Progettate la “vostra” idea di luce e mandate i disegni a fotolettori@repubblica.it

Il Movimento Gente Onesta applaude a questa iniziativa originale e autentica, nata da una mente creativa e geniale, quella dell’architetto romano Massimiliano Fuksas, che pensa a una nuova Roma ridisegnata per la sua bellezza oggi fin troppo dimenticata e caduta nei cassoni della spazzatura, e si mette a disposizione perché l’iniziativa abbia un esito. “Roma – confessa Fuskas a Repubblica – va difesa e non aggredita, amata e non disprezzata, ammirata e non derisa. E anche senza soldi può ritrovare la sua fierezza. Corso Vittorio Emanuele, per esempio, che è una strada bruttissima, fatta dai piemontesi che spaccarono in due la bellezza di una città che non capivano, cambierebbe completamente con due file di alberi, tigli e platani, foglie e ombre. La città ha bisogno di piccoli interventi come questo. I gesti minuti mettono in giro più energia dei grandi progetti che rischiano di soffocarla invece nella demagogia”.

Il vero volto dell’Urbe inoltre sono gli edifici sacri, le Chiese, alle volte chiuse, adombrate, trascurate. “Quelle chiuse sono troppe, e non capisco perché non le aprano alla musica, alle scuole, ai concerti, ai festival delle viole e dei violoncelli; sono sicuro che anche Dio si metterebbe a suonare”. L’architetto, che dirige, insieme alla moglie Doriana O. Mandrelli, lo Studio Fuksas con sedi a Roma, Parigi e Shenzen, lavorerebbe anche gratis per far tornare la città di Roma all’antico e meraviglioso fasto, ma – fa sapere – la sua opera inizierebbe dagli ospedali “che sono orribili accrocchi – dice – dove si entra sani e si esce malati già per colpa dell’architettura che dovrebbe invece essere la prima medicina”.

Tuttavia, malgrado sia spinto dalla grande voglia di ritruccare Roma, Massimiliano Fuskas dall’alto della sua straordinarietà precisa che Roma è sempre bellissimae non ha bisogno di nuove costruzioni, stadi e torri, ma dei suoi alberi, il verde che la disegnava meglio di un piano regolatore, i lecci di via Ostiense, gli allori ad anello di villa Sciarra, i cipressi di via Calandrelli. “Roma ne ha perduti centinaia. Non c’è un’anagrafe. A villa Borghese e a villa Pamphili c’erano gli animali, e anche i prati erano curati. Da bambino non li calpestavo perché subito si materializzava un vigile urbano, bonario e severo. Oggi tutte le vie di accesso sono depositi di sterpaglia”. E i tram? “Erano tantissimi. Premetto che la metropolitana va fatta, più lunga possibile. Ma perché nelle altre città rimettono i tram sui binari e a Roma non lo fanno? E ci vuole un piano idrico che restituisca alla città la sua magnifica acqua. E il Tevere deve essere drenato e usato per la navigazione turistica. Il lungotevere va ricongiunto in tutte le sue parti, bisogna fare le banchine… Entro il 2024, in occasione di quelle Olimpiadi alle quali Roma ha rinunziato, la Senna diventerà balneabile. Perché il Tevere no? Perché dobbiamo restare poveracci per sempre?”.

Le periferie vanno affrontate con la ruspa? Non solo Corviale, il Laurentino 38 e Tor Bella Monaca, l’edilizia sociale; c’è anche l’abusivismo di interi quartieri. “Persino i palazzinari avevano un’idea di verde, e ci mettevano pure il laghetto. Poi il disordine abitativo è diventato terribile. Ma anche nel grande sacco di Ciancimino a Palermo c’è qualcosa di piacevole e tutto può essere migliorato. La ruspa non è quasi mai la soluzione, meglio portare alberi e scuole, negozi, servizi e ospedali. E a volte bisogna creare qualche vuoto, far girare una strada; puoi inventare il Distretto dei teatri… Sono progetti che ho realizzato in altre città. Anche a Marsiglia. Perché non a Roma?”.

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