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Invecchiamento della popolazione: di “vecchio” ci sono solo le regole

I dati, ahimè, non mentono. Una rapida consultazione delle banche dati ISTAT che riguardano la natalità in Italia mostra cifre drammatiche per quanto concerne l’andamento demografico. Nel 2015 il tasso di fecondità delle donne italiane è sceso a un drammatico 1,35, mentre aumenta l’età media delle madri al parto, pari a quasi 32 anni, e quella dei padri, che supera i 35 anni. Il cosiddetto tasso di sostituzione, ovvero il numero di figli che ogni donna dovrebbe avere per mantenere costante la popolazione di un Paese, è pari a 2,1, mentre l’Italia è lontanissima con ben 1,35. L’età sempre più elevata dei genitori, oltre a rappresentare un problema per la salute (soprattutto del nascituro) e la sanità pubblica, riduce ancor di più la probabilità di generare più figli, poiché difficilmente una coppia quasi quarantenne avrà voglia di rimettersi nuovamente in gioco dopo la nascita del primo figlio.

Il problema è serio poiché conduce a un invecchiamento generale della popolazione e a un impoverimento delle potenzialità di crescita culturale, economica e sociale del Paese, legata, com’è, anche a fattori demografici. La propensione al rischio, per esempio all’avvio di una nuova impresa, alla creazione di nuove iniziative, allo sviluppo di nuove idee, alla creatività scientifica e culturale, è noto – ed ovvio – essere maggiore nei giovani. E un Paese di anziani non rappresenta solo un problema per la sanità e la finanza pubblica, gravate da costi di gestione sempre più elevati, ma è un problema generale poiché sintomo di un popolo che ha perduto fiducia nel futuro, nella capacità di ricrearsi e reinventarsi partendo dalle proprie radici storiche e culturali.

Per fortuna abbiamo anche dei segnali che ci indicano che qualcosa può essere fatto. Recentemente, Cristiano Tassinari, sulle pagine di pensieroliberomgo.com ha descritto una situazione in cui invece la natalità risulterebbe in aumento. Siamo in Trentino-Alto Adige, e in particolare nella provincia autonoma di Bolzano entrambe in vetta alla classifica della fertilità in Italia con tassi di fecondità rispettivamente di 1,63 e 1,7. È vero, siamo ancora bel lontano dall’auspicato 2,1 figli per ogni donna, ma siamo nettamente al di sopra della media nazionale. La Provincia autonoma eroga al nucleo familiare, un assegno mensile destinato alla cura e all’educazione dei figli nei primi tre anni di vita; inoltre, un secondo contributo a favore dei nuclei familiari in cui i padri svolgono un’attività di lavoro dipendente e usufruiscono del congedo parentale nei primi 18 mesi di vita del proprio figlio. Infine vi è un assegno regionale che spetta alle famiglie (in specifiche condizioni economiche) con almeno due figli minori; con un solo figlio fino al compimento del settimo anno di età, oppure a famiglie con un figlio minorenne e un figlio maggiorenne convivente. Possibile che l’aumento della natalità in presenza di un welfare destinato a nuovi nati sia solo una coincidenza?

Crediamo proprio di no. E crediamo che sia necessario un impegno nazionale per tutelare la famiglia e la natalità, che fornisca a nuovi genitori soluzioni concrete, non solo economiche, ma anche nell’ambito dei servizi, per esempio nidi e scuole dell’infanzia con costi contenuti e orari flessibili, e aiuti crescenti per le famiglie con più di un figlio. Non crediamo nei proclami o nei cartelloni che pubblicizzano la fertilità come se fosse una qualsiasi merce di scambio, ma nelle soluzioni concrete. Sarà facile invertire una tendenza demografica che dura da troppi lustri? Per niente, ne siamo consapevoli, ma altrettanto consapevoli siamo della nostra volontà di cambiare in meglio la situazione attuale.

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