Politica-Europa.-Fallimento-essenziale.

Europa. Fallimento essenziale.

La struttura portante del Sistema Europa non può essere abbattuta. E non può esserlo per via di vari fattori, che i molti detrattori (a torto o a ragione, bah!), oggi non tengono – forse – bene in conto. Ve ne dico almeno due.

Innanzitutto “Europa” si basa storicamente su una cultura e una tradizione teologico-politica millenaria, come millenaria è la tendenza al dominio egemonico della stessa. È la tradizione in sé: insomma, siamo troppo abituati, geneticamente – si potrebbe perfin spingersi a dire – abituati ad essere ciò che siamo; predatori, di stampo religioso, colonizzatori, campanilisti, autoctoni e stranieri, ma non solo. Già questi però sono, a mio avviso, buoni motivi e buoni temi di introspettiva ricerca per cominciare a far luce nel disagio esistenziale (individuale e collettivo) che l’uomo sta vivendo. Ma tutto ciò, che a buon diritto va sotto il nome di “tradizione”, è solo il primo dei due dilemmi – quasi – insormontabili che ci si pongono innanzi nel ripensare Europa.

Ripensare. Ecco la parola che ci porta diritti al nocciolo del “Sistema”: ripensare o decostruire?

“Decostruzione”, parola presente ormai nel vocabolario politico e filosofico attuale, fu usato in Essere e tempo per la prima volta dal professor Heidegger e poi ripreso, e portato avanti, dal collega francese Jacques Derrida. Se in origine, in Heidegger, il termine mira alla “distruzione” del modo in cui la tradizione metafisica guardava all’essere (e, da un certo punto di vista, analizzava il come uscire dalla metafisica e ne conclamava poi l’impossibilità), successivamente – sempre in Heidegger – “decostruzione” si pone come riflessione sulla storia della metafisica specificatamente occidentale. Il filosofo di Messkirch, in buona sostanza, ripensa – appunto – il termine non tanto come oltrepassamento di uno stato che è ma come una restaurazione in toto. Quindi, in ultima istanza, decostruire come restaurare tenendo a memoria ciò che è stato.

Si può? Si potrà?

Storicamente secolarizzati e gettati – altro termine di heideggeriana memoria – in questo Sistema ormai vincolante, e non è un male ma semplicemente una conseguenza, possiamo davvero credere che si riesca ad uscire dalla mentalità eurocentrica?

Tanto vale questo discorso per chi in questa zona del mondo vive, quanto per coloro, quei territori e quelle popolazioni, che nei secoli sono stati conquistati sia territorialmente che culturalmente dagli europei.

A mio avviso, dunque, non si può uscire dall’Europa perché non se ne può uscire culturalmente. Potremo, forse sì, uscire dall’unione di Stati ma non dall’unione di culture così profondamente invischiate con la Storia. E tutto ritornerebbe allo stato attuale (a torto o a ragione, bah!).

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