mat

Al Presidente della Repubblica Italiana

Oggetto: lettera aperta relativa all’ipotesi di scioglimento anticipato delle Camere.

Illustrissimo Presidente della Repubblica Italiana Prof. Sergio Mattarella, illustrissimo Presidente del Consiglio dei Ministri on. Paolo Gentiloni,

quanto segue è frutto di un’analisi approfondita della situazione politica attuale, tanto confusa e disordinata, che a quanto sembra potrebbe portare allo scioglimento anticipato delle Camere per poter procedere alle elezioni politiche anticipate. Elezioni che, se approvata la nuova legge elettorale che i grandi partiti auspicano fortemente, arrecherebbero un grave danno alla libertà (costituzionalmente garantita fin dal 1948) di associarsi in partiti politici nonché grave danno alla democrazia, poiché, impedirebbero di fatto la rappresentanza in parlamento delle minoranze.

Questi dati, naturalmente, si ritiene siano ampiamente conosciuti dalle Vs eccellenze.

Le future, molto probabili, dimissioni del Governo ai più possono apparire di matrice solo politica. Si ritiene quindi particolarmente opportuno operare un richiamo di responsabilità nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri e della Repubblica. Gli accordi che sembra i vari partiti maggioritari stiano mettendo in atto, rischiano di risolversi esclusivamente in pericolosi giochi di potere che, con la presente, si intende porre all’attenzione.

È chiaro e doveroso riconoscere che, il Presidente della Repubblica, on. Mattarella, si limiterà ad osservare la Costituzione, come i cittadini italiani si auspicano e credono. Si ritiene però che, per quanto stia accadendo oggi nelle aule del governo della Nazione, si stia andando ben oltre, e ancora una volta, sembra prevalere la logica politica del compromesso per restare al potere e chiudere la porta ad “estranei”, danneggiando, così, il polmone dell’Italia e degli italiani, la democrazia e la libertà di partecipazione alla vita politica del paese. Tutti diritti costituzionalmente previste e tutelati.

Entrando nel merito del discorso, occorre innanzitutto partire da alcune basi di diritto costituzionale, non per una lezione di diritto, semmai a titolo di premessa e per ordine espositivo.

Come a Voi noto, il Presidente della Repubblica può decidere di sciogliere anche una sola delle due Camere, quella dei deputati. Può, quindi, essere dispensata da tale procedimento la Camera del Senato, in quanto “Camera di Garanzia”, al contrario di quella parlamentare che è propriamente “Camera Politica”.
Ai sensi dell’art. 88 comma 1 della Costituzione italiana, il Presidente della Repubblica, pertanto, può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Ciò stante ha la facoltà di decidere autonomamente poiché non tenuto, per la decisione finale, a presentare l’atto presidenziale al Primo Ministro (ad oggi On. Paolo Gentiloni, appunto) per la controfirma. Questa ipotesi, però, in extremis può avverarsi solo in alcuni casi ben descritti dall’art. 74 Cost. (commi quinto, sesto e settimo), ovvero nei casi in cui il Primo Ministro (escludendo il caso di dimissione volontarie) possa esser tenuto a dimissioni.

Detta impostazione, di conseguenza, crea una limitazione alla discrezionalità presidenziale non di poco conto. In tale situazione, sarebbe profondamente anche opportuno riportare alla memoria quanto accaduto in epoca passata quando, cioè, i Presidenti della Repubblica, Ciampi e Cossiga, intimarono de facto l’ordine di avvallo da parte del Presidente del consiglio dei Ministri, tramite (per quanto concerne l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi) la ventilata possibilità di conflitto di competenza di fronte alla Corte Costituzionale e (per quanto concerne l’allora Presidente della Repubblica Francesco Maurizio Cossiga) invocazione di approvazione su richiesta dell’Esecutivo.

Anomalia che deroga gravemente all’art. 89 della Costituzione, in quanto, tale articolo dispone che ogni atto del Presidente della Repubblica non è valido se non controfirmato dai Ministri proponenti, che se ne assumono dunque la responsabilità.

Da non dimenticare, naturalmente, che il Presidente della Repubblica non ha alcuna responsabilità per gli atti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni.

A questo proposito, sarebbe opportuno domandarsi, se ai sensi dell’art. 90 Cost., sia possibile definire alto tradimento o attentato ai principi della Costituzione l’atto di scioglimento delle Camere (o di una di esse) a discrezione unilaterale del Presidente della Repubblica, ossia, in assenza di una reale, concreta, attuale, comprovata e oggettiva motivazione di interesse nazionale.

D’altra parte, chi aprirebbe mai un precedente di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica in Italia?

Una domanda non banale ma che pone diverse conseguenze fattuali, alla messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica provvede, ai sensi della Costituzione, proprio il Parlamento in carica a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Visto tale quadro analitico, è consequenziale ritenere che l’azione più semplice in realtà sarebbe un atto di dimissioni spontanee del Presidente del Consiglio.

Da valutare, però, anche in questo caso, che qualcuno, mal fidato, sarebbe portato ad intravvedere dei tatticismi in una eventuale Sua dimissione anticipata e in assenza dei casi di cui all’art. 74 (commi quinto, sesto e settimo).

Si fa inoltre qui presente che:

Prima di assumere le funzioni, il Presidente del Consiglio e i Ministri devono prestare giuramento secondo la formula rituale indicata dall’art. 1, comma 3, della legge n. 400/88, che impone loro di esercitare le proprie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione.

Tale norma impone sostanzialmente di non entrare in conflitto d’interessi fra l’amministrazione della cosa pubblica, quindi della Nazione per intero, e quelli di una parte di popolazione che, tradotto, può anche essere un gruppo parlamentare o una multinazionale. Un conflitto di interessi, in tal senso, avrebbe lo stesso valore di tradimento del giuramento fatto.

Per tali motivi e nel rispetto delle Vs illustri personalità:

Qualora si palesino – anche – interessi differenti da quelli di cui all’art. 1, comma 3, della legge n. 400/88, Movimento Gente Onesta, come gruppo politico riconosciuto sul suolo italiano, procederà alla diffida presso le autorità competenti contro i signori Ministri che, con le loro azioni nei confronti del cittadino, dovessero venir meno al giuramento.

Nel particolare, si presenterà, altresì, diffida, nel caso di dimissioni anticipate e immotivate dell’On. Ministro e Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Dot. Paolo Gentiloni Silveri per:

Condotte poste in essere in palese violazione dei principi di cui all’art. 1, comma 3, della legge n. 400/88 ed in contrasto evidente con gli obblighi di imparzialità e trasparenza che ne conseguono e sono connaturate al ruolo istituzionale dallo stesso assunto, all’atto della sua entrata in carica e del suo giuramento.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *